Supersfida Beterbiev-Bivol. Torrez l’avversario di Vianello.

Pubblicato il 19 febbraio 2025 alle 16:02
Categoria: Boxe
Autore: Wilma Gagliardi

 

Supersfida Beterbiev-Bivol. Torrez l’avversario di Vianello.

L’emiro d’oro. Il CIO decide sulla boxe ai Giochi


Di Giuliano Orlando

Il 22 febbraio alla Kingdom Arena di Ryad (Arabia Saudita), la boxe realizza una delle rivincite di più alto livello. Per allestirla, si sono consociati tutti i grandi promoter: Eddie Hearn (Matchroom), Oscar De La Hoya (Golden Boy), Bob Arum  (Top Rank), Tom Brown (TGB),  Benjamin Shalom (Boxxer) e Frank Warren (Queensberry). Finanziatore il principe saudita Turki bin Abdul Mohsen Al-Al Shaikh. La rivincita in questione riguarda Artur Beterbiev (21) e Dmitry Bivol (23-1), russi spuri e i due mediomassimi ai vertici assoluti, pound for pound. La prima sfida del 12 ottobre scorso, sempre a Ryad, risultò una delle battaglie più intense e spettacolari dell’anno. Dodici round di alta classe e il verdetto che premiò a maggioranza Beterbiev, il ceceno di stanza in Canada, dove ha preso la cittadinanza, è stato variamente accolto. In particolare dallo sconfitto ma anche da buona parte degli esperti. Personalmente avrei scelto il pari. Corre voce che Beterbiev, 40 anni compiuti il 21 gennaio, dopo questa sfida dia addio alla boxe agonistica.  Vedremo. Artur, nato il 21 gennaio 1985 a Khasavjort in Cecenia, inizia a combattere nel 2002 a 17 anni e conclude l’iter in maglietta ai Giochi di Londra nel 2012, perdendo nei quarti dall’ucraino Usyk, che vince l’oro nei 91 kg.

Era la seconda esperienza fallita ai Giochi. Quattro anni prima nel 2008 a Pechino perde dal cinese Zhang Xiaoping, vincitore negli 81 kg. Usyk è stato l’unico ad averlo battuto due volte, oltre che a Londra, stesso risultato ai mondiali 2011 a Baku (Azerbajan), nonostante cavesse fatto contare l’ucraino con un montante al corpo nel round iniziale. Nel 2007 il ceceno lo aveva superato nel confronto tra URSS e Ucraina. L’anno prima Artur, vince l’europeo in Bulgaria e lo bissa nel 2010 a Mosca. Nel 2009 a Milano fa suo il titolo iridato negli 81 kg. Nel record figurano anche due Coppe del Mondo (2006-2008), diversi tornei, oltre al titolo russo ottenuto più volte. Il bilancio finale è di 85 vittorie e 15 sconfitte in undici stagioni. Beterbiev lascia la Russia nel 2013 col padre suo insegnante, approdando in Canada a Montreal nello stato del Quebec, trovando ospitalità dal fratello del papà, emigrato anni prima. Debutta da pro a Montreal l’8 giugno 2013 a 28 anni, mettendo KO al 2° round Christian Cruz (12-15-1), californiano di Sacramento, che in carriera non aveva mai perso prima del limite. In meno di due anni, infila 8 vittorie per KO. Con scarsi introiti: “Ho combattuto per borse da mille dollari, diversamente restavo inattivo. Al debutto negli USA il primo guadagno decoroso.

Era il giugno 2015 contro Alex Johnson, un mancino con 16 vittorie e due sconfitte. Io mettevo in palio i titoli del Nord America e l’Internazionale WBO. Sbrigai la faccenda per KO alla settima, tra la sorpresa del pubblico che tifava per il pugile del Maryland, mai finito al tappeto”. Beterbiev si conferma una macchina da guerra micidiale. Nel novembre del 2017 a Fresno in California, batte il tedesco Enrico Koelling, 23 vittorie e una sola sconfitta, rimediata nel 2015 a Kreuzberg, contro il romano Mirko Ricci, dotato di eccezionale talento, buttato al vento da una testa sbagliata, tanto da finire dietro le sbarre per rapina. Koelling crolla al dodicesimo e ultimo round, lasciando a Beterbiev il vacante mondiale IBF mediomassimi. La prima difesa contro l’inglese di Boston, Callum Johnson, che si presenta a Chicago il 6 ottobre 2018, imbattuto: 17 vittorie e 12 KO. Il match dura solo quattro round, ma capaci di incendiare la Wintrust Arena. Beterbiev conosce il primo kd e soffre non poco prima di costringere l’inglese alla resa. Sette mesi dopo, il 4 maggio 2019 a Stockton (Usa), contro Radivoje Kalajdzi, serbo di nascita, 28 anni, 24 vittorie con 13 KO, una sola sconfitta. Artur gli concede cinque round. La sfida successiva, il 18 ottobre 2019 a Filadelfia vale doppio. Beterbiev è titolare IBF, l’ucraino Olek Gvozdyk, detiene il WBC. Tra l’altro Gvozdyk, titolare ai mondiali 2009 a Milano e nel 2012 ai Giochi di Londra, nel 2013 alle Universiadi a Kazan in Russia, batte in finale Dmitri Bivol!

La sfida è di ottimo livello, inizialmente equilibrata. La svolta al decimo tempo quando il destro del russo trova bersaglio e l’ucraino si arrende. Beterbiev difende le due cinture contro il tedesco Adam Deines - nato in Russia, residente a Magdeburgo - il 20 aprile 2021 a Mosca. Deines cede al decimo round. Un round meno, dura la resistenza di Marcus Browne (USA), arrivato a Montreal con 24 vittorie e una sola sconfitta. L’ospite ottimo tecnico, regge evita lo scambio duro fino all’ottavo tempo, ma cede al nono. Il 18 giugno 2022 al Madison di New York, Beterbiev conquista il terzo alloro (WBO), a spese del locale Joe Smith jr. (28-3), pro dal 2019, alla prima difesa. Artur è sbrigativo, liquidandolo in meno di due round. Il ceceno gestisce il capitale saggiamente. Il 28 gennaio 2023 allo stadio di Wembley a Londra, regola Anthony Yarde in otto riprese, un anno dopo a Quebec, tiene in piedi Callum Smith per sette round. Il 12 ottobre scorso, la prima sfida contro Bivol e il prossimo 22 febbraio la rivincita.                                                                                                             

Per contro Bivol, quasi sei anni più giovane, è ben deciso a proseguire e a capovolgere l’esito della prima sfida. Dopo il verdetto contrario, il suo clan presentò ricorso, in particolare contro il giudice polacco Pawel Kardyni che segnò per Beterbiev un assurdo 116-112.  Dmitri Bivol a 14 anni, è già sul ring. Oro mondiale cadetti, bronzo youth nel 2008. L’anno dopo si infortuna alla mano destra e resta fermo due stagioni. Tre volte campione russo, dal 2012 al 2014. Nessuna presenza a mondiali e olimpiadi. Lascia i dilettanti con un record di 268 vittorie e 15 sconfitte. Passa pro nel 2014 a 23 anni, cinque anni prima del suo avversario. Nelle prima tre stagioni è attivo nell’area russa. Nel 2018 si trasferisce a Indio in California, combattendo sempre negli USA, salvo un ritorno in Europa a Montecarlo, per una difesa facile contro l’australiano Trent Broadhurst, finito KO al secondo round. In carriera si è imposto su due grandi big del ring, come i messicani Saul Alvarez (62-2-2) e Gilbert Ramirez (46-1), con verdetti unanimi. Le ultime due vittorie sempre a Ryad (Emirati Arabi) sull’inglese Lyndon Arthur (23-2) il 23 dicembre 2023 ai punti, e contro il libico, residente a Malta, Malik Zinald (22-1) messo KO al sesto round. Il primo stop contro Beterbiev, gli brucia come una ferita, non ancora rimarginata. Deciso a cancellarla nella rivincita. La serata è un vero festival di titoli.

Nei massimi il londinese Daniel Dubois (22-2), 27 anni, pro dal 2017 difende la cintura IBF contro il neozelandese Joseph Parker (35-3), 33 anni, pro dal 2012, puntando alla rivincita con Olek Usyck. Mondiale anche nei medi, tra Carlos Adames (24-1) trentenne della Repubblica Dominicana, pro dal 2015, titolare WBC, alla prima difesa contro il più giovane e molto ambizioso inglese Hamzah Sheeraz (21), 25 anni, pro dal 2017, campione d’Europa, dalla boxe lineare, molto efficace. Il leggero Shakur Stevenson (22), 27 anni, pro dal 2017, ai vertici della categoria dal 2019, viene sfidato per il WBC, dal connazionale Floyd Schofield (18), 22 anni, pro dal 2020, per la prima volta in Arabia Saudita. Col campione favorito. Tre match per l’Interim. Promette scintille lo scontro nei superwelter tra Vergil Ortiz jr. (22) texano di 26 anni, pro dal 2016, titolare WBC, in rotta di collisione con l’uzbeko Israil Madrarimov (10-1-1), 29 anni, pro dal 2018, carriera di vertice da dilettante, guerriero indomito, prerogativa che non manca al campione, sfida da scintille. Il non più verde cinese Zhilei Zhang (27-2-1), 41 anni, pro nel 2014 a trent’anni, antica medaglia d’argento ai Giochi di Pechino nel 2008, battuto prima del limite, dal nostro Roberto Cammarelle, sembra aver fatto un patto col diavolo, salendo ai vertici dei massimi, quando solitamente si appendono i guantoni al chiodo. Per l’occasione trova il tedesco di radici turche Agit Kabayel (25), 32 anni, già campione europeo, pro dal 2011, elemento pericoloso, alla terza presenza a Ryad. Pronostico incerto, chi vince ottiene l’interim WBC. Nei mediomassimi, Joshua Buatsi (19), pro dal 2017, nato nel Ghana, cresciuto nell’area londinese, bronzo ai Giochi di Rio 2016, evitato dai colleghi di ring, per le mani pesanti, trova l’inglese Callum Smith (30-2) 34 anni, pro dal 2012, battuto solo da Alvarez (2020) e Beterbiev (2024), che non ha esitato ad accettare la sfida. Deciso a conquistare l’IBF detenuto dal rivale

Chi è Richard Torrez jr. l’avversario di Guido Vianello a Las Vegas il 5 aprile?

Il 5 aprile, al Palma Casinò Resort di Las Vegas nel Nevada, la Top Rank di Bob Arum, allestisce una riunione imperniata sulla sfida tra l’italiano Guido Vianello (13-2-1), 30 anno, pro dal 2018, reduce dall’importante vittoria ottenuta il 7 agosto scorso a Quebec City, dove risiede il gigantesco russo-canadese Arslambek Makhmudov (19-2), finito KOT all’8° round. Trionfo doppio, cancellando la sconfitta per ferita, subita a Milano nel 2015, alle World Series. Bob Arum gli ha proposto come avversario, l’imbattuto Richard Torrez jr. dodici vittorie, tutte prima del limite. Vediamo di conoscere bene questo pugile di Tulare, in California, 25 anni, allenato dal padre Richard senior, a sua volta buon dilettante. Origini messicane da parte del nonno, ha frequentato l’università per un paio d’anni, poi ha deciso per la boxe a tempo pieno.  Pro dal 2021dopo una lunga e intensa attività da dilettante. Sale sul ring a 11 anni nel 2010 disputando quattro incontri in due stagioni. Si ferma e riprende nel 2014. Da quel momento disputa 56 incontri, perdendone solo sei. Nel novembre 2016 al Torneo di Pietroburgo, batte il nostro Aziz Mouhiidine.

Campione USA jr., youth e assoluto dal 2014 al 2019. Presente ai mondiali di Ekaterinburg in Russia, nel settembre 2019 a vent’anni, dove arriva in finale, ma finisce Ko al primo round, in maniera drammatica, dal gigante uzbeko Bakhodir Jalolov (14), oltre i due metri, 5 anni più anziano, che l’anno prima era passato pro, prendendo residenza negli USA, allenandosi con sparring esperti. Ai mondiali, aveva all’attivo già sei match nella nuova veste, tutti vinti per KO.  Torrez rientra dopo tre mesi dallo stop, vince un paio di match, poi sbarca in Europa e si presenta al Torneo di Sofia in Bulgaria, dove incorre nella sconfitta contro il russo Daniel Latypov, passato col Bahrein. Nel 2020 vince diversi tornei, compreso il Boxam in Spagna, superando in finale il locale Ayoub Ghadfa, che ai Giochi di Parigi 1924, impegnerà Jalolov oltre i pronostici. A Tokyo 2021, l’americano con quasi 60 incontri alle spalle, dove figurano successi su pugili di spicco, quali l’irlandese Gardner, il tedesco Tiafack, il cubano Lourdet. Inizia alla grande superando l’esperto algerino Boulondinats, il cubano Pero e il kazako Kunkabayev, arrivando in finale. Ritrovando Jalolov che lo ribatte, sia pure ai punti, in modo netto. E’ l’8 agosto 2021 e sarà l’ultimo match in maglietta. Debutta nei pro il 4 marzo 2022 a 23 anni, sul ring di Fresno affrontando il connazionale Allen Melson (6-6) dall’età indefinita e un record particolare. Allen inizia nel 2018 e nelle prime due stagioni incassa tre sconfitte per KO, nel 2020-2021 mette a segno sei vittorie su sei incontri.

Nel 2022 e ’23, tre incontri e tre KO incassati, compreso quello con Torrez jr. Il giovanotto californiano, con radici messicane, prosegue senza rischi la striscia positiva, sempre prima del limite, pur non essendo un picchiatore. Nel corso dell’attività conquista il titolo del Nord America. Mancino molto frontale, piuttosto raccolto e velocissimo di braccia.  Non ha il pugno del killer, ma continuo in attacco. Quando spara il sinistro, scopre tutta la parte destra. Si muove bene sulle gambe, scaltro e furbo, approfitta di ogni distrazione del rivale. Un solo avversario in comune, Curtis Harper (18-11), nero della Florida, 36 anni, pro dal 2010, affrontato dall’italiano il 14 ottobre 2023, due mesi dopo da Torrez sugli otto round. Nel clan di Torrez c’è molta fiducia, spetta a Vianello deluderne l’attesa. Vianello ha affrontato avversari di levatura sicuramente superiore. Ugualmente non sarà facile averne ragione. Il suo allenatore e scopritore Simone D’Alessandri, ritiene che il suo allievo sia in grado di spuntarla. “Guido deve imporre la sua personalità e un tasso tecnico non inferiore. Sfruttando il maggiore allungo, anticipandolo col sinistro e stoppandolo col destro. Difficile colpirlo al corpo, essendo molto proteso in avanti. A gioco lungo, potrebbe perdere la velocità iniziale, la sua arma principale. Ho molta fiducia, ritenendo che Guido dopo la vittoria in Canada ha preso più fiducia in sè stesso ed anche migliorato sul piano offensivo e nella velocità dei colpi. Se la spuntiamo, Bob Arum ci ha assicurato che avremo una grande opportunità entro l’anno”.

Keyshawn Davis (13) sul ring del Madison di New York, scalzando l'ucraino Denys Berinchyk (13-1), costretto alla resa al quarto round, è diventato il nuovo campione WBO leggeri. Bob Arum il boss della Top Rank che aveva organizzato l’evento, era stato buon profeta, anticipando il successo prima del limite, smentendo i pessimisti, che temevano la potenza dell’ucraino. Davis ha dominato la sfida, anche se si è trattato di un match spezzettato dai troppi clinch, provocati da Berinchyk, che legava per evitare il martellamento dello sfidante, sempre in anticipo col sinistro sopra e sotto, in particolare al corpo. Contato una prima volta al terzo round, in quello seguente la sorte dell’ucraino è segnata. Un preciso montante al fegato lo costringe alla resa definitiva. La prima sconfitta per Berinchyk, nato a Kyev il 5 maggio 1988, sul ring a 19 anni nel 2007, titolare nella squadra ucraina alle Wolrd Series (2013), argento mondiale e olimpico nel 2011 e 2012 a Baku e Londra. Battuto in Azerbajan dal brasiliano Everton Lopez e ai Giochi dal cubano Rosnes Iglesias. Pro nel 2015 da leggero, attivo in patria. Europeo nel 2022 a Tottenham in Inghilterra, battendo il francese Yvan Mendy. L’anno dopo in Polonia prevale sullo svedese Anthony Yigit (29-4-1) genitori russi, per l’International WBO che deteneva dal 2019.

Il 18 maggio scorso a San Diego il capolavoro della carriera, superando il messicano Emanuel Navarrete (39-2-1), 30 anni, pro dal 2012, già mondiale supergallo, gallo e superpiuma, che fallisce il tentativo di centrare il poker nei leggeri, contro il mancino ucraino, dopo una sfida intensa ed equilibrata. Il regno dell’ucraino dura nove mesi. La disfatta e i 36 anni, rendono molto difficile il sogno di tornare al vertice. Per contro il nuovo campione, 26 anni il 28 febbraio, ha davanti opportunità importanti. Intanto ha raggiunto un titolo mondiale, traguardo solo sfiorato nei dilettanti, dove ha militato dal 2010 al 2021 con un bilancio di 78 vittorie e 13 sconfitte. Argento ai mondiali 2019, idem ai Giochi di Tokyo 2021, sempre superato dal cubano Andy Cruz, la sua bestia nera, visto che lo ha affrontato ben quattro volte uscendone sempre sconfitto. Ma in Giappone, meritava la vittoria e il pubblicò fischiò a lungo la vittoria di Cruz, per split decision. Sul ring anche il fratello minore del neo campione, il welter Keon Davis (2) vincitore di Ira Johnson (3-3) ko2. Attivo pure il terzo fratello Kelvin (14), 28 anni, superwelter.  Nel corposo programma, il superwelter portoricano Xander Zayas (21), 22 anni, pro dal 2019, residente in Florida, ai primi posti nelle varie sigle, costringe alla resa al nono round, dopo una battaglia intensa Slawa Spomer (20-1), pro dal 2018, dieci di più, nato in Kyrgyzstan, residente a Heilbronn, naturalizzato tedesco, prima volta negli USA, coraggioso ma inferiore. Impattano i medi Vito Mielnicki Jr. (20-1-1), padre polacco, madre italiana, 22 anni, pro dal 2019 e l’irlandese Connor Coyle (21), 34 anni, pro dal 2016, attivo in Messico e USA.

Dieci round intensi e spettacolari. Coyle si è confermato guerriero indomito, anche se nella parte finale ha dovuto sopportare i colpi precisi del rivale, che forse aveva vinto. Ma solo un giudice lo ha preferito (98-96), gli altri due hanno visto il pari. Una rivincita non ci starebbe male. Il super leggero mancino dell’Ohio, Abdullah Mason (17) 20 anni, pro dal 2021, ha inflitto la prima sconfitta per KO alla quarta ripresa, al connazionale Manuel Jaimes (16-3-1), 24 anni, contato ben quattro volte prima della resa. L’altro portoricano, figlio d’arte, il supermosca Juanmita Lopez de Jesus (1) al debutto, concede meno di un minuto al texano Bryan Santiago (1-2-1). Un montante sinistro lo mette KO, dopo 59”. Prosegue la striscia vincente di Rohan Polanco (15), dominicano di 26 anni, presente ai Giochi di Tokyo 2021. L’avversario, il portoricano Jean Carlos Torres (22-2), 34 anni, pro dal 2015, nei top ten WBO, non è praticamente esistito. Contato nella prima ripresa, chiude in quella successiva. Vince il massimo Jared Anderson (18-1), dopo la sconfitta contro Martin Bakole, ai danni del greco Marios Kollias (12-3-1) sui dieci round. Il medio di Chicago Juan Carlos Guerra Jr. (6-1-1), 29 anni, pro dal 2021, boxe molto scaltra, ottiene il verdetto per SD, su Nico Ali Walsh (10-2), 24 anni, pro dal 2021, nipote di Muhammad Ali, sui 6 round.

Chi è Turki bin Abdul Mohsen Al-Alshaikh, l’emiro miliardario dell’Arabia Saudita?  L’emiro Turki bin Abdul Mohsen Al-Alshaikh è nato il 4 agosto 1981, consigliere saudita presso la Corte reale con il grado di Ministro e attuale Presidente della General Entertainment Authorit. Nel 2017 ha vinto l'Arab Sport Culture Award e nominato la personalità sportiva araba più influente dell'anno. Nel 2018, ha vinto l'Arab Sports Personality Award. Si era proposto per la presidenza del CIO, senza possedere i requisiti necessari (anzianità nel consiglio del Comitato Olimpico). Favorevole al ritorno della Russia in seno al CIO. In qualità di presidente della GEA, ad Al- Alshaikh viene attribuito il merito di aver ottenuto sviluppi significativi in ​​Arabia Saudita, compresi i contributi agli sport e alle arene culturali. Alalshikh è anche Presidente della Islamic Solidarity Sports Federation (ISSF). Dal 2018 al 2019 è stato il proprietario del club calcistico egiziano Pyramids. Il 2 agosto 2019 è diventato proprietario della squadra spagnola di Almería, in sostituzione di Alfonso García Gabarrón. Al Alshikh è anche poeta e scrittore, laureato al King Fahd Security College nel 2001 con un triennale in scienze della sicurezza. Ha ricevuto certificati in criminologia, investigazione, gestione del rischio e gestione generale. Ha poi lavorato in diversi settori governativi tra cui il Ministero degli Interni, l'Emirato di Ryad e l'ufficio del Ministro della Difesa e del Principe ereditario. Nominato consigliere della corte reale nel 2015 e in seguito nel 2017, promosso consigliere reale con il grado di ministro. Nel settembre 2017 un decreto reale lo nomina nuovo presidente della General Sports Authority. Dal dicembre 2018, è presidente della General Entertainment Authority, l’Industria cinematografica. Durante il mandato quale presidente della GEA, l'Arabia Saudita ha visto la revoca di un divieto vecchio di 35 anni sui film.

Alalshikh ha organizzato il Joy Forum19, evento al quale hanno partecipato Jackie Chan, Jean-Claude Van Damme, Jason Momoa e Shah Rukh Khan. Dichiarando: "Oggi state assistendo a cose che non abbiamo mai avuto in Arabia Saudita. Siamo arrivati a 300.000 visitatori ai nostri eventi e le vendite oltre l'80% del passato". Ha sceneggiato il film horror saudita The Cello (2023), diretto da Darren Bousman, interpretato da Jeremy Irons, Tobin Bell, Elham Ali e Samer Ismail. Considerato il primo film arabo internazionale del genere.  Nel febbraio 2024, ha lanciato un nuovo fondo di investimento finalizzato a migliorare i contenuti del cinema arabo, nella produzione, distribuzione e realizzazione di film con attori locali. Con Alalshikh capo della GEA, si sono esibiti in Arabia Saudita gli artisti Shakira, Enrique Iglesias, Jason Derulo, Black Eyed Peas, Amr Diab, OneRepublic, David Guetta, Mariah Carey, DJ Tiesto, Janet Jackson, Liam Payne, Chris Brown, 50 Cent, Tyga, Future, Steve Aoki, BTS, Pitbull, Jennifer Lopez, Usher, Akon, Andre Reyes, Imagine Dragons, Clean Bandit, Maluma, Marshmello, Shaggy, Lil Wayne, Calvin Harris, Major Lazer, Swedish House Mafia, Bryan Adams, Gipsy Kings, Dimitri Vegas & Like Mike, Yanni, Nicolas Reyes & Tonino Baliardo, Craig David, Lionel Richie, Jose Carreras, Andrea Bocelli, Jamiroquai, Joan Smalls, Alessandra Ambrosio, Armie Hammer e Ed Westwick. Presidente della Federazione Sportiva Islamica Solidale (ISSF). Dal 2018 al 2019 proprietario del club calcistico egiziano Pyramids, che lascia nel 2019, acquistando la squadra dell'Almería, in sostituzione di Alfonso García Gabarrón.

Dal 2023 il suo City Football Group possiede quote di maggioranza in dieci club (Manchester CityNew York CityMelbourne CityMontevideo City TorqueGironaMumbai CityLommelTroyesPalermo e Bahia) e di minoranza in due (Yokohama Marinos e Shenzhen Xin Pengcheng). Sotto la sua guida l'Arabia Saudita ha ospitato numerosi combattimenti di alto profilo. Suoi pugili preferiti Larry Holmes e Roberto Duran. Deciso a sistemare la boxe, “rotta” in riferimento al conflitto tra CIO e IBO. Non entro nel merito della sua ascesa al potere, quindi sul piano politico, avvenuta nel 2017, costringendo alle dimissioni il precedente emiro Muhammad bin Nayef, pare con metodi poco democratici. Essendo stato diverse volte nei vari stati della penisola del golfo, non mi è stato difficile capire che da quelle parti il significato di democrazia è assai lontano dall’Europa. Detto questo, voler fare un processo ai promoter che collaborano con l’emiro a livello sportivo e non solo nel pugilato, mi pare una forzatura, tipica dei nostri media. Ai mondiali di calcio, andava tutto bene? C’è molta pruderie in questi paladini della purezza democratica. 

Il prossimo evento organizzato da Turki bin Abdul Mohsen Al-Alshaikh, è annunciato a Ryad il 3 maggio, protagonista il nuovo illustre acquisto - per quattro incontri - Saul “Canelo” Alvarez (62-2-2). Nel primo difenderà le sigle WBC, WBA e WBO supermedi, contro il cubano residente in Germania, William Scull (23), titolare IBF. Cintura conquistata lo scorso ottobre a Falkensee, battendo il russo Vladimir Shishkin, sul filo del punto. Nell’occasione il messicano, già campione super welter WBC, WBA e WBO, medi WBC, WBA e IBF, disputerà la 31° sfida titolata. Il bilancio dice: 28 vittorie, pari con Gennady Golovkin e due sconfitte (Floyd Mayweather e Dmitry Bivol). In caso di successo, e sarebbe clamoroso il contrario, la prossima battaglia dovrebbe riguardare il supercampione di Omaha nel Nebraska, Terence Crawford (41), mancino di 37 anni, attivo nei pro dal 2008 a 21 anni, già iridato leggeri, superleggeri e welter. Sfida che piace moltissimo all’emiro. Crawford, guidato dalla Top Rank dal 2011, attualmente detiene l’Interim WBO superwelter, conquistato lo scorso agosto a Los Angeles, battendo l’uzbeko Israil Madrarimov (10-1-1). In carriera è uscito solo una volta dagli USA, il primo marzo 2014, in quel di Glagow in Scozia, battendo il locale Ricky Burns, in palio la cintura welter WBO vacante. E’ stato il primo a detenere il titolo nelle quattro  sigle nei leggeri e superleggeri. Ha battuto Ricky BurnsYuriorkis GamboaRaymundo BeltranViktor PostolJulius IndongoJeff HornAmir KhanKell BrookShawn PorterErrol Spence Jr e Israil Madrimov . Di questo match se ne parla da tempo, ma il problema è che Crawford intende combattere non oltre i medi. Alvarez nella categoria superiore. Le borse dell’emiro potrebbero facilitare l’accordo.

Giuliano Orlando